• AOSTA_Marzia Migliora_Castello BARD2
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Giuseppe Ducrot

Cuccagna ittica 2015

FAENZA

MIC - Museo internazionale delle ceramiche

10 ottobre 2015 - 10 gennaio 2016    

Nell’immaginario collettivo l’albero della cuccagna rappresenta il paese dell’abbondanza e il luogo del divertimento. Così Giuseppe Ducrot ha installato al museo faentino una lussuosa tavola in verticale imbandita con grandi piatti di ceramica che mettono in mostra appetitose pietanze a base di pesce.
Lusso e abbondanza, argento e oro straripano dai grandi piatti come in un pranzo pantagruèlico. Il clima festoso è però presto interrotto dall’ordine simmetrico della disposizione degli elementi a ricordare – dice l’autore – l’araldica.
Torna il tema della vanitas. In questo caso la caducità della materia è rappresentata non più dai teschi, ma dalla natura morta dei cibi. Torna anche l’altro tratto distintivo di Ducrot: il dialogo con la storia dell’arte italiana, in questo caso rappresentato dalla simmetria di un ipotetico stemma nobiliare, dando vita ad una riflessione sul senso del limite e dove una sottile inquietudine si insinua.

L'artista

È uno scultore eclettico, ascrivibile al movimento anacronista, tra i più significativi interpreti dell'arte contemporanea. Vive e lavora a Roma. La sua carriera artistica comincia con la pittura a tempera, il disegno in bianco e nero e i ritratti a pastello dal vero dei suoi commilitoni, eseguiti durante il servizio militare, dove emerge una forte caratterizzazione psicologica. All'inizio degli anni '90, dopo anni di sperimentazione, frequenta lo studio di Vito Cipolla e mostra uno spiccato interesse per l'ambientazione spaziale che lo porta in breve tempo a passare dalla pittura alla scultura. Scolpisce il marmo e modella l'argilla. Con la tecnica della fusione a cera persa, esegue nel corso degli anni bronzi di straordinaria fattura che sembrano mimare modelli di età remote, come l'età romana imperiale o quella ellenistica. Realizza, alla maniera barocca e secondo la lezione del Bernini, ma con tecniche attuali, figure mitologiche e di santi. I suoi manufatti non sono tuttavia il frutto del lavoro di un copista, ma il risultato di una complessa operazione di sintesi culturale, insieme concettuale e provocatoria.