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Alfonso Leto

Zarathustra a Gibellina 2015 

GIBELLINA

Fondazione Orestiadi – Museo Trame Mediterranee

10 ottobre – 30 novembre 2015

 

Alfonso Leto, con la sua installazione Zarathustra a Gibellina,  parte dall’idea di adottare la grande metafora nietzschiana di Zarathustra, del suo ritrovato dominio dei sentimenti nel rapporto con gli uomini, che lo vede ridiscendere dalla montagna e, pacificato e perfettamente dominatore del sentimento umano, fra le sue molteplici fisionomie della saggezza, si rivolge all’amata e, riconquistando anche il principio stesso della terra, sente il bisogno di ricorrere alla metafora del vino e della vigna per esprimere la prorompente idea dell’erotismo e della bellezza ritrovati.

In questa visione installativa, il brano scelto da questo grande libro ridiscende anch’esso dalle altitudini del linguaggio filosofico e dalla perfezione della sua lingua originale (e delle altre colte e accurate traduzioni italiane) per “riconquistare” la lingua terrena del dialetto visivo e letterario siciliano.

Per fare ciò ricorre anche a forme e stilemi del dialetto visivo e “spirituale” del popolo che qui, nel meridione, identifica nelle luminarie festive la festa stessa dello spirito e la gioia dei semplici, in una visione che sembra da sola perpetuare nel tempo il concetto stesso di festa e di coralità della gioia.

Le alte parole di Nietzsche sul vino e sull’amata, cadono su questi luoghi: il genio “fertilizza” la terra  e dall’incontro tra filosofia e antropologia nel nome del vino, nasce un “detonatore” linguistico che trasforma i versi poetici di Nietzsche in uno straordinario, inaspettato, inno siciliano al vino, alla vigna, alla terra e all’amore che si accende con i colori e gli arabeschi delle luminarie delle feste popolari del Mezzogiorno.

L'artista

La formazione di Alfonso Leto si riconduce alla fine degli anni Settanta, a Palermo, segnata dalle presenze di Toti Garraffa, Gaetano Testa, Francesco Carbone. Dopo aver assunto e rielaborato lo spirito della Transavanguardia, espone le sue opere, nell’antico eremo della Quisquina, presentato da Achille Bonito Oliva e da Fulvio Abbate, nel 1987. Negli anni Novanta le sue prime esperienze espositive personali e di gruppo, a Roma, nella galleria la Nuova Pesa. Inoltre, ha partecipato a diversi eventi espositivi indicativi degli sviluppi artistici della sua generazione.

Nell'ultimo decennio: visioni apocrife di una religione per una iconografia anarcocristiana.