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Per Barclay

Ca'Pesaro 2015 

VENEZIA

Ca’ Pesaro

4 dicembre 2015 – 10 febbraio 2016

Opera donata al Museo dalla galleria Giorgio Persano, Torino

 


In Ca’ Pesaro Per Barclay ricerca il dialogo con il sontuoso palazzo, progettato nel XVII secolo dall’architetto Baldassarre Longhena, per darne una rilettura “altra” attraverso lo specchio denso e scuro dell’olio, rendendo tenebrosi gli spazi dalla presunta chiarezza architettonica. Il risultato è una superficie perspicua e al tempo stesso irreale, capace di restituire una realtà riflessa identica eppure differente, che rimane miracolosamente sospesa tra luminosità solare e notturne oscurità, tra oggettività e miraggio. Più che una fotografia, quella costruita da Per Barclay è una Fata Morgana che le grandi dimensioni della stampa inverano in una tangibilità chimerica. Ogni elemento iconografico, infatti, fluisce nell’opera in un equilibrio psicologico costantemente calibrato sul filo dell’inquietudine. A partire dall’inquadratura, stretta sull’acqua increspata della laguna, che nella ripresa in soggettiva suggerisce la presenza di uno sguardo esterno al di qua della macchina fotografica. Mezzo attraverso il quale l’artista chiede allo spettatore di sovrapporre la sua visione a quella di chi ha vissuto la scena rappresentata, ossia la propria, chiamandolo a condividerne l’emotività, o comunque a esperirne i limiti e i condizionamenti, le tensioni del momento.

L'artista

Nato a Oslo nel 1955.

Vive e lavora a Torino e Oslo.

Ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Bergen, completando poi la sua formazione all’Istituto Statale d’Arte di Firenze, all’Accademia di Belle Arti di Bologna ed infine all’Accademia di Belle Arti di Roma

Nel 1990 partecipa al Padiglione dei Paesi Nordici alla XLIV Biennale di Venezia.

Nel 2014 ha preso parte alla seconda edizione di Icastica ad Arezzo, creando una camera d’olio nella Chiesa di San Domenico, sotto il crocifisso del Cimabue. Sempre in quell’anno ha partecipato alla collettiva “Made by Brazilians…Creative Invasion” a São Paulo in Brasile.

Avvalendosi di un ampio ventaglio di mezzi espressivi, Barclay ricerca il dialogo tra lo spazio architettonico e quello interiore umano, dove ogni elemento fluisce nell’opera in un equilibrio psicologico costantemente calibrato sul filo dell’inquietudine.